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Autismo … e la scoperta di un senso

Da ragazzo fu verso il 1988 che mi capitò di sentir parlare per la prima volta di autismo e ci misi un po’ per intuire che nulla aveva a che vedere con automobili ed autisti. L’occasione mi fu data da un film di successo che pur descrivendo la patologia in modo sommario e con toni romanzati, aveva almeno l’enorme pregio di essere uno dei primi film che ne parlasse.

Ben_Jigsaw_Puzzle_Puzzle_PuzzleTrovai interesse per l’argomento e fui molto colpito dalle impressionanti caratteristiche mnemoniche descritte nel film ma, poiché quello era l’anno dei miei 19 anni, erano ben altre le cose in grado di catturare stabilmente la mia attenzione … e ben presto la curiosità verso l’autismo divenne un fragile ricordo che venne riposto in un remoto meandro della memoria senza però scomparire del tutto.

Ed infatti nel 1996, complice un passaggio televisivo della succitata pellicola, decisi di sfruttare il neonato google per ricercare informazioni nuove sull’autismo. Purtroppo però queste ricerche non chiarirono il quadro delle conoscenze, ed anzi un nuovo dubbio sopraggiunse a complicare le cose.

Pareva infatti che alcuni autorevoli luminari, scagionando definitivamente automobili e relativi autisti, avessero messo sul banco degli imputati un altro elettrodomestico. Essi affermavano infatti che tutto fosse stato causato da un frigorifero che, travestendosi da mamma, refrigerava talmente i nostri piccoli causandogli un trauma così forte da portarli a rifiutare, com’è ovvio, ogni tipo di contatto con: bevande, cibi e leccornie, e, chiaramente, anche ogni ulteriore contatto “refrigerante” con: genitori, parenti, conoscenti e compagnetti d’asilo o di merendine.

Che dire! All’epoca queste strambe tematiche potevano apparire ai miei occhi anche plausibili, specie se rivestite da quell’aura di scientificità che le affermazioni di alcuni luminari della psicodinamica conferivano loro.

Che bella età era quella … avevo 27 anni e non avevo nessuna idea che da li a 5 anni la mia vita avrebbe subito una completa rivoluzione … sarei diventato per la prima volta padre.

Era bello quel tempo in cui mi accorgevo che un senso diverso entrava nei miei giorni, e che quel piccolo esserino appena nato era qualcosa che, sbocciato dal mio sangue, si sarebbe evoluto in un intrigo di possibilità e di storie che, come natura ordina, un giorno avrebbe percorso la sua via tracciando il disegno della sua storia, e mi immaginavo l’evolversi di quella vita paragonandola ad un lento ma costante decollo verso l’infinito delle possibilità.

Ed invece … proprio in quei momenti in cui il pensiero navigava immaginando il più roseo divenire … l’autismo, tramite quella creatura, irrompeva per la terza volta nella mia vita installandovisi stavolta in via definitiva.

Il mostro dopo avermi sedotto affascinando la mia curiosità, mi aveva subdolamente colpito entrando nel mio sangue per infettare la mia progenie.

Vincent_Willem_van_Gogh_002Fu un trauma di proporzioni abnormi quando scoprimmo che il piccolo cominciava a manifestare i segnali tipici della sindrome autistica. Il momento della diagnosi fu paragonabile alla deflagrazione di un “big bang”  che frantumava l’anima trascinando via con se il senso stesso di tutta un’intera esistenza.

D’un tratto vidi questo figlio che mi guardava senza dar conto di vedermi ma che allo stesso tempo era capace di penetrare cosi in profondità dentro l’anima lasciandomi amorevolmente disarmato.

E qualcosa di strano cominciai a provare per lui, capendo che ciò che contava per me ieri oggi non significava più nulla … e da quel momento nulla fu più come prima … e scoprii allora che il senso della vita era solo uno … dare tutto me stesso per lui.

Essere genitore di un ragazzo con autismo significa sapere che nulla sarà facile, che tutto andrà costruito con perseveranza e con fatica, ma che allo stesso tempo una nuova dimensione esistenziale si apre … si scopre così che ciò che conta veramente nella vita è molto diverso da quel che si immaginava da ragazzi e che alla fine il vero senso della vita forse si è scoperto proprio grazie ai nostri campioni che ci guardano con quell’innata capacità di scrutare oltre i nostri pensieri.

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