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L’autonomia “durante” e “dopo di noi”

Ogni genitore ha ben presente che ci sarà un momento in cui ci si distaccherà dai propri figli. Questo avverrà perché crescendo loro, giustamente, acquisiranno spazio ed autonomia scegliendo  la loro strada che li porterà ad allontanarsi da noi.

Quando però si è genitori di figli con disabilità intellettiva, tale automatismo non potrà realizzarsi se non attraverso la programmazione di interventi specifici per sviluppare in loro le necessarie competenze ed autonomie. Talvolta viene quindi considerato ineluttabile che, a guisa di eterni bambini,  questi figli dovranno rimanere accostati alle cure dei  propri genitori anche in età adulta.

Non sempre però appare chiaro che questo perpetuo assoggettamento, alla fine del giro, finirà per nuocere anche, e soprattutto,  ai nostri ragazzi impedendo che per loro si possa sviluppare un progetto di vita autonoma.

amm_familyE’ connaturata all’essere genitore la dedizione con cui si tende a proteggerli e ad accudirli sine die, finché se ne possiede forza ed energia, ma purtroppo prima o poi sarà la stessa natura a decretarne il distacco, quindi appare ragionevole agire per tempo affinché, questo obbligato abbandono, non li lasci inerti ed impreparati in balia dell’ignoto.

Ed è a partire da queste riflessioni che normalmente si sviluppano tutte le tematiche legate al “dopo di noi” per cui, a nostro parere, si possono trovare differenti percorsi di preparazione e, di conseguenza, differenti risposte.

Noi di “Etica e Autismo” siamo persuasi che non può esistere un “dopo di noi” senza un “durante noi” che accompagni i nostri figli verso un cammino di autonomia, e che questo “grande salto” verso una vita autonoma, seppur ovviamente protetta, deve essere compiuto in una “giusta età” in cui le loro energie vitali e le loro attitudini gli consentano più agevolmente di farlo.

Occorre quindi che il percorso di vita di questi ragazzi  “diversamente neurotipici” sia quanto più simile possibile al percorso di qualsiasi altro ragazzo “normalmente neurotipico”, ipotizzando per loro una serie di passi e di evoluzioni che ricalchino i momenti tipici che qualsiasi altro ragazzo normalmente percorre nella sua esistenza.

Ed è per questa ragione che sono da valutare assai positivamente iniziative come quella messa in atto a Reggio Emilia dal centro servizi PMI che ha realizzato il progetto “Job Trainer disability”, che si occupa di formare delle figure di semplificatori che possano attivamente operare nelle fasi di inserimento di ragazzi con disabilità cognitiva nel mondo del lavoro.
Tale iniziativa assume un valore ancora più significativo se si osservano i dati sconfortanti di uno studio condotto da  “Inclusion International” che ha recentemente rilevato come il 78% delle persone tra i 16 ed i 64 anni con disabilità nella sfera intellettiva è, di fatto, escluso dal mondo del lavoro.

Ma ovviamente l’avviamento ad una attività lavorativa è solo uno dei passi verso quell’autonomia esistenziale necessaria alla realizzazione di un dignitoso progetto di vita. L’altro problema riguarda la realizzazione di residenze, adeguatamente strutturate, che consentano loro di vivere in una condizione di “autonomia protetta”, che seppur può apparire un concetto contradditorio per noi significa semplicemente che questi ragazzi, se ne svilupperanno le capacità, dovranno essere in grado di saper provvedere, in tutti i sensi, a se stessi, ma che al contempo la struttura per loro realizzata (la loro casa) dovrà anche essere concepita per andare incontro alle loro peculiarità.

Ciò che oggi può apparire ai tanti come un’utopia, noi pensiamo che possa invece rappresentare un modello concreto per accompagnare i ragazzi con disabilità intellettiva verso una vita autonoma e, di conseguenza, al “dopo di noi”, ed è per questo che la nostra associazione sta elaborando delle idee per la creazione di un modello innovativo e replicabile di residenza protetta. Contiamo di riuscire al più presto a definire queste idee in un progetto concreto.

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