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Il professore, il genio … e l’acqua negata

Alcuni mesi fa ho scritto su queste pagine un breve articolo che presentava un caso letterario, edito all’epoca solo in lingua inglese, relativo ad un ragazzo giapponese, Naoki Higashida affetto da autismo che aveva scritto il libro “The reason i jump”.

Pochi giorni fa, in occasione della “Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo”, il libro è balzato agli onori delle cronache anche nel nostro paese poiché è giunta nelle librerie anche la versione tradotta in lingua italiana.

Non vi nascondo che già presagivo in qualche misura il polverone che si sarebbe alzato, e purtroppo alla fine i fatti mi hanno dato ragione.

Nell’articolo pubblicato su Redattore Sociale, intitolato Autismo, Hanau: “Basta con i libri scritti dai ragazzi prodigio”  il prof. Carlo Hanau, membro del comitato scientifico dell ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) esprime un suo parere a proposito di questo libro.

Premesso che concordo con le critiche che muove alla comunicazione facilitata, che sembrerebbe essere stata smentita da verifiche sperimentali, devo però constatare che stupiscono assai le sue parole quando dice:

“Ma l’autistico non è uno che non sa parlare, come vuole far credere il libro. Ci sono anche casi di autistici che parlano, ma non sano collegare il fonema all’oggetto. Sanno dire acqua, ma non sanno chiedere l’acqua quando hanno sete”.

In qualità di padre di un ragazzo autistico queste parole mi hanno avvilito profondamente.

Forse al prof. Hanau è sfuggito il fatto che oggi piuttosto che parlare di “Autismo” avrebbe maggior senso parlare di “Autismi” … plurale che tende a chiarire come siano innumerevoli oggi le sfaccettature di una sindrome che si manifesta con un altissimo grado di variabilità.

All’interno dello spettro autistico si riscontrano, ovviamente, casi di autismo severo e  con forte compromissione delle autonomie e della sfera cognitiva. Ma allo stesso tempo si riscontrano anche casi in cui soggetti autistici sviluppano competenze  verbali ed acquisiscono anche significative capacità in tutta la sfera cognitiva e comportamentale.

E’ facile trovare oggi sempre più casi di ragazzi con autismo che, non solo sanno dire acqua, ma che la sanno anche chiedere quando hanno sete, ringraziare quando la ottengono  e che sanno anche comunicare quando  occorre riempire la bottiglia o se non gradiscono quell’acqua perché non è abbastanza fresca.

Non so che autistici abbia conosciuto il prof. Hanau ma io posso affermare che quasi tutti i ragazzi autistici che ho conosciuto, e sono parecchi, sono in grado di fare queste cose. Alcuni  col linguaggio verbale altri con i PECS o col linguaggio dei segni.

Il prof. poi ignora chiaramente i casi di autistici ad alto funzionamento.  Ad esempio conosco un ragazzo, verbale, molto abile con le associazioni concettuali. Mi è capitato recentemente di chiedergli cos’hanno in comune il computer e l’I-pad e lui mi ha risposto: “Ci gioco”. E subito dopo gli ho anche chiesto cos’hanno in comune l’automobile e lo scooter e lui senza esitare un attimo mi ha detto: “la macchina e lo scooter partono”.

Il prof. Hanau farebbe quindi meglio ad usare maggior cautela nelle sue affermazioni, poiché se da una parte chi vive tutti i giorni nell’autismo, come noi, può facilmente smentire le sue scomposte affermazioni, chi invece vive al di fuori da questo contesto sarà spinto a credere, falsamente, che l’autistico è un individuo incapace di pensare e di comprendere alcunché.

L’intento di queste mio breve articolo non è quindi quello di difendere il lavoro editoriale di Naoki Higashida che non conosco e di cui non conosco la storia personale. Non possiedo quindi alcun elemento utile per confermare o per smentire la veridicità dei suoi scritti.

Però non ritengo nemmeno giusto affermare, come fa Hanau che chi ha scritto questo libro “O non è autistico, oppure è autistico ma non ha scritto lui il libro”.

Ovviamente la maggior parte degli autistici difficilmente sarà mai in grado di scrivere un libro. Non possiamo però escludere che possano esistere altri autistici che siano in grado di farlo … anzi a tal proposito la storia sembrerebbe affermare proprio questo, si pensi ad esempio al caso di Temple Grandin. O forse il prof. pensa che sia una finta autistica anche lei ?

Sono certamente fondate le preoccupazione di chi rileva come oggi il sistema mediatico sia totalmente preso, e soggiogato, dai casi che rispondono allo stereotipo mitologico del genio autistico. Questa tendenza va certamente contrastata per il bene dei nostri figli.

D’altra parte però non possiamo nemmeno lasciar passare le argomentazioni di chi afferma l’esatto opposto e vede i nostri ragazzi come soggetti , senza speranza, che mai saranno in grado di  sviluppare capacità di pensiero.

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